Undicesima e, a mio umile avviso, comicissima parte del soliloquio berlusconiano nel vespasiano rai. Silvio auto-elogia le sue qualità di infermiere (forse praticava clown-terapia) nei fulgidi tempi in cui era imprenditore, prima che “scendesse in trincea” per salvare il “destino illiberale” dell’Italia: il sabato mattina, anzichè andare in barca, andava a visitare i suoi collaboratori malati in ospedale. E quando la sua azienda s’ingrandì, grazie al prolifico riciclaggio di verdoni e alla preziosa collaborazione di Marcellino Dell’Utri, Silvio faceva l’infermiere anche il sabato pomeriggio e la domenica mattina. Il premier tratteggia anche con bruciacuore commozione quadretti bucolici di vita famigliare: le sue urla a squarciagola “A TAVOLA!”, prima di accomodarsi al desco di ciliegio di Arcore e il suo tempo libero passato con il nipotino, figlio di Barbara, altrimenti detto “piccolo Dalai Lama”. Sentite cosa dice il fiero nonno a riguardo del suo piccolo pargolo “genio” che ha poco più di un anno….roba da far rosicare d’invidia Noemi, Mara e Mary Star! Un pezzo cult di assoluta comicità, temperato da un finale strappalucciconi.
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